Nessun vero accordo da Camp David.
La speranza è l’ultima a morire, e sapere che un summit per risolvere, o quantomeno per alleviare e per diminuire i problemi e i disagi della recessione economica mondiale si sia concluso con una bella stretta di mano all’insegna della coesione fra popoli, da effettivamente il polso di quella che è stata l’impronta italiana all’incontro, così come anche comunicata dai media.
Possiamo qui riassumere le dichiarazioni riguardanti la posizione unitaria dei partecipanti al summit nei confronti dei problemi dell’economia globale:
-
è imperativo promuovere la crescita ed il lavoro;
-
si vedono i primi segni di una ripresa economica, pur in presenza ancora di un vento contrario;
-
i governi si impegnano a fare tutto il necessario per combattere questa situazione, in modo da rinvigorire le rispettive economie locali e combattere lo stress finanziario, con delle misure adeguate per ciascun paese;
-
qualsiasi discussione su come fronteggiare la crescita economica in Europa sarà ascoltata di buon grado, pur mantenendo, però, gli impegni presi riguardo gli obblighi fiscali dei singoli paesi;
-
si conviene che i governi necessitano di azioni per alimentare una maggior confidenza e per coltivare la speranza di una ripresa;
-
per rilanciare la produttività e far crescere il potenziale delle economie bisognerà incoraggiare le riforme strutturali, gli investimenti in “istruzione e formazione” e in moderne infrastrutture;
-
l’integrazione dei mercati internazionali sono la chiave per una crescita sostenibile ed equilibrata;
-
si ribadisce l’importanza della proprietà intellettuale, come stimolo al lavoro e alla crescita economica.























